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Glorenza

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glorenza

 

Incastonata in un verde altopiano della Val Venosta (Alto Adige), circondato da cime solenni e maestose foreste, Glorenza risalta con il suo compatto abitato come uno splendido gioiello nel più classico dei paesaggi alpini. Da sempre terra di confine, le origini di Glorenza, risalirebbero al Medioevo, allorquando era conosciuta come Glurnis e costituiva un nodo commerciale fra Austria, Svizzera e Lombardia, in particolare per il commercio delle mandorle salate. Grazie alla posizione favorevole, nel corso Trecento Glorenza divenne un centro piuttost importante, tant’è che non solo assurse al titolo di “civitas” (ancora oggi, persistendo tale fregio, Glorenza è una delle più piccole città d’Europa e l’unica della Val Venosta), ma nell’intera valle venne sancita la "misura di Glorenza" per la pesatura delle merci. Nel 1496 Glorenza vide l’incontro fra il Duca di Milano Ludovico il Moro e l'Imperatore Massimiliano I, suo alleato, e si dice che alla riunione prese parte anche Leonardo da Vinci. Tre anni dopo, tuttavia, la cittadina fu coinvolta nella Guerra di Engadina e venne distrutta dagli Elvetici: fu avviata subito dopo una grande opera di ricostruzione, cui diedero un contributo determinante prima lo stesso Massimiliano I e poi Ferdinando I. L’abitato attuale, dunque, risale per lo più al Cinquecento. Nel 1799 Glorenza subì un altro momento drammatico: priva di guarnigione, i soldati napoleonici la conquistarono perpetrando inaudite violenze sugli inermi civili. Un’ultima tragedia, stavolta di tipo naturale, avvenne il 16 giugno del 1855 quando un’inondazione del Lago della Muta provocava seri danni all’abitato, sancendo per Glorenza l’inizio di un lungo periodo di decadenza durato sino ai nostri giorni.

Oggi il paese, in cui risiedono circa 850 persone, è stato riscoperto dal turismo culturale ed ambientale che qui trova motivi di straordinario interesse, per quanto riguarda sia l’aspetto naturalistico sia quello architettonico. Rimasto pressoché intatto dal XVI secolo, il borgo è un gioiello di rara bellezza. Vanto di Glorenza sono innanzitutto le mura, schiuse da porte e feritorie, e munite di massicci torrioni semicircolari cuspidati, che danno all’abitato un aspetto estremamente suggestivo. Oltrepassato uno dei tre varchi principali (da notare la Porta di Tubre), ci si ritrova catapultati in un mondo di fiaba, tra edifici dalle forme assolutamente estranee al resto dell’architettura italiana, perfettamente tenuti ed intonacati, puliti e quasi sempre ornati da fiori, con pittoreschi porticati e caratteristici erker ad abbellirli; e ogni tanto anche qualche mucca si aggira tra le stradine, creando un’atmosfera davvero idilliaca.

Cuore di questo allegro villaggio è la medievale Piazza del Mercato, utilizzata per fiere e manifestazioni, mentre fra i vari palazzi storici spiccano il cinque-settecentesco Castel Glorenza, Casa Gebhard, con finestre decorate a graffito, la Hössische Behausung di Porta Malles, Casa del Balivo, Torre Kolben, Torre Flurin, e soprattutto la magnifica Casa Frölich, affrescata internamente e con erker e bella meridiana: sulla facciata posteriore si ammira un dipinto assai malmesso, raffigurante un'allegoria rinascimentale dei sette peccati capitali (fra i quali si scorgono solo la superbia e l'avarizia). L’edificio di culto rappresentativo di Glorenza è invece la seicentesca Chiesa dell'Ospedale, che però non spicca per particolari valori artistici, mentre maggiore interesse risiede nella Parrocchiale di San Pancrazio, risalente al Medioevo ma ampiamente rifatta nel tardo Quattrocento: sita appena fuori dalle mura, dell’originaria costruzione rimane il campanile romanico, cui fu in seguito aggiunta una cupola barocca, che peraltro presenta, sulla parete nord, un grande affresco tardo-quattrocentesco di autore ignoto sul tema del Giudizio Universale. Un ultimo tempio interessante, in contesto però ormai del tutto rurale, è la tardo-gotica Chiesa di San Giacomo eretta nel 1570-80. Deliziosa anche la cucina del posto, prettamente tirolese, fatta di cose semplici e nutrienti come speck, formaggi e pane, cui si aggiungono i classici krapfen ripieni di marmellata e strudel. Un prodotto tipico è il Pane di Calva, con farina di farro e mele della Val Venosta.




APPUNTI DI VIAGGIO




Municipio
Tel. 0473 831209

Fax 0473 830350
E-mail info@comune.glorenza.bz.it

Ufficio Informazioni Turistiche
Tel. 0473 831097

Fax 0473 835224
E-mail glurns@rolmail.net



Link


www.comune.glorenza.bz.it

www.dolomiti.it

www.altavenosta-vacanze.it



Come arrivare:

Autostrada A22 del Brennero, uscita al casello Bolzano Sud, poi superstrada (MEBO) fino a Merano e infine statale SS38 fino a Glorenza-Val Venosta.


Nei dintorni:

Celebre per le sue mele e per il Parco Nazionale dello Stelvio, la Val Venosta non ha certo bisogno di presentazioni. Nei dintorni di Glorenza sono comunque da segnalare Castelbello, scuro maniero su uno sperone di roccia fra meleti e vigneti, Lasa, grazioso paese noto per le sue cave di marmo, Prato allo Stelvio, stazione di villeggiatura e ottimo punto di partenza per escursioni montane nel parco, ed infine Resia con il suo tenebroso lago, famoso per il suggestivo campanile affiorante.


 

 

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